Se il palazzo è di un unico proprietario che affitta gli appartamenti a diversi conduttori si può configurare questa situazione come un condominio? Chi si occupa di gestire le parti comuni può essere considerato alla stregua di un amministratore di condominio?
Le risposte ad entrambe le domande sono negative, non vi è un amministratore di condominio che gestisce le parti comuni poiché non si può parlare di condominio quando vi è un unico proprietario degli immobili venendo a mancare l’oggetto di condivisione individuato dall’art. 1117 del codice civile. Si precisa inoltre che la giurisprudenza sostiene che non esiste alcun obbligo, in capo al proprietario, di convocazione delle assemblee dei conduttori degli immobili (per approfondimento vedi Cassazione 3 agosto 1995 n. 8484). Premesso ciò si può far leva verso il proprietario richiamando l’articolo 10 della legge n. 392 del 1978 che riconosce diritti in merito alla gestione di alcuni impianti e servizi comuni alle singole unità immobiliari anche in caso di edificio non in condominio.
“Il conduttore ha diritto di voto, in luogo del proprietario dell’appartamento locatogli, nelle delibere dell’assemblea condominiale relative alle spese e alle modalità di gestione dei servizi di riscaldamento e di condizionamento d’aria. Egli ha inoltre diritto di intervenire, senza diritto di voto, sulle delibere relative alla modificazione degli altri servizi comuni.

La disciplina di cui al primo comma si applica anche qualora si tratti di edificio non in condominio.
In tale ipotesi i conduttori si riuniscono in apposita assemblea convocati dal proprietario dell’edificio o da almeno tre conduttori.
Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni del codice civile sull’assemblea dei condomini”.

Se il proprietario non volesse aprirsi all’ipotesi di convocazione dell’assemblea allora ci si dovrà attenere alle norme che regolano la locazione anche per i servizi relativi alle parti comuni.

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